Mielizia

Miele Millefiori dell'Appennino

millefiori dell'appennino

Miele che proviene da più fioriture che caratterizzano l'Appennino italiano nei mesi di Giugno e Luglio, cristallizzato, cremoso, molto apprezzato per dolcificare e per l'utilizzo in diversi piatti.

Zone di produzione: Appennino italiano

Colore: ambrato medio

Cristallizzazione: alcuni mesi dopo il raccolto

Odore: media intensità con una nota a volte pungente

Sapore: intenso, con note dolce e amare in funzione della presenza di miele di castagno

Usi: è un miele caratterizzato da sfumature diverse, molto apprezzato e adatto a tutti gli usi. Forte e corposo si presta alla maggior parte degli utilizzi  tradizionali in cucina, ottimo con bevande calde, spalmato su pane e fette biscottate ed esaltato da latte e latticini.

I segreti:  L’Appennino emiliano non è fra le montagne più celebrate d’Italia: non presenta cime particolarmente elevate (come quelle degli Abruzzi), né monti isolati e vette suggestive (come nella Sila o nei Sibillini).
Chi ha però l’occasione di conoscere le montagne emiliane e romagnole ne conserva un’impressione particolare e sognante. Spesso pensiamo alla regione come al tratto di terra compreso fra l’omonima via Emilia e il Po, un’incessante pianura sfruttata e coltivata in ogni punto.
Molto più ricca di fascino è invece la parte della regione che si arrampica
verso i confini meridionali, a sud della via Emilia fino al confine toscano e marchigiano.

Qui gli Appennini appaiono come scogliere che declinano lentamente verso la pianura, solcate da calanchi, canyon argillosi dalle forme selvagge; oppure presentano improvvisi boschi di castagno o di conifere, interrotti da radure e prati un tempo coltivati. I torrenti e i fiumi solcano le montagne tracciando valli e formando laghi artificiali dove l’uomo ha costruito dighe, per gettarsi infine dentro il Po: la montagna appare allora dall’alto come un pettine, un insieme di corsi paralleli che dividono costoni di terra che declinano verso sud.

La montagna sale da questo, abbandonando l’ininterrotta area urbana che si snoda di provincia in provincia, per trovare paesi sempre più piccoli e insediamenti talvolta abbandonati. I fiori sono qui quelli spontanei della prateria, dal trifoglio alla lupinella, dal ginestrino al timo serpillo: i fiori di prato che danno al miele di millefiori degli Appennini un profumo dolce e selvatico.

Le api volano anche sugli alberi che circondano o interrompono i prati: meli e ciliegi selvatici, castagni e sorbi, oltre a querce, faggi, lecci e abeti.
Le fioriture avvengono, a seconda della quota, fra maggio e luglio.

Gli odori dell’Appennino Emiliano-Romagnolo sono quelli che ritroviamo nel suo miele: un misto dolce a volte reso più aspro dalla presenza di melata, con aromi diversi di fienagione o di prato.
Il miele di millefiori di montagna solidifica alcuni mesi dopo il raccolto. Il colore varia da ambrato molto chiaro fino ad assumere tonalità scure a seconda della presenza di melata. Anche l’odore e il sapore, più o meno intensi, non sono mai gli stessi. Ogni anno cambiano esaltando il profumo di certi fiori o di altri a seconda delle fioriture prevalenti. Caratterizzato da sfumature diverse, questo miele è molto apprezzato e adatto a tutti gli usi.

 

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